Arriva un momento in cui ogni oggetto viene abbandonato. Non parlo delle cose che finiscono nella spazzatura. Quelle almeno seguono un percorso. Decidiamo che non servono più e le affidiamo al loro destino.
Ma quelle che cadono, che scivolano da una tasca, da uno zaino, da una mano distratta.
L’ho pensato la scorsa mattina guardando un piccolo oggetto posato sulla pietra levigata di una panchina della stazione di Porta Nuova. Un portachiavi con il profilo di una città. Quale città non saprei dirlo. Forse Parigi, forse Praga, forse una città che non ho mai visitato. Una volta smarrite le città finiscono per assomigliarsi.
Non sembrava vecchio. Sembrava soltanto separato da chi lo possedeva. A pochi metri, sul portellone di un treno, un cartello avvertiva del pericolo di caduta. Il portachiavi, invece, era già caduto.
Da quanto tempo?
Un’ora? Un giorno? Una settimana?
Soprattutto mi sono chiesto quando qualcuno si sarebbe accorto della sua assenza. Esiste sempre un momento preciso in cui una perdita diventa reale. Prima non è nulla. L’oggetto non è più con noi, ma continuiamo a credere che sia dove dovrebbe essere. Poi arriva il gesto: la mano cerca una tasca, le dita tastano il fondo di uno zaino. Un cassetto viene aperto. Ed è allora che qualcosa cambia. Per qualche secondo la mente rifiuta l’evidenza. Cerca spiegazioni. Ricostruisce percorsi. Inventa possibilità: “È rimasto in ufficio.” “Deve essere caduto in macchina.” “L’avrò lasciato a casa.”
Le nostre vite sono piene di queste piccole assenze. Di cose perse che hanno solo l’ambizione di essere ritrovate. Guanti. Chiavi. Fototessere. Ricevute scolorite dalla pioggia. Piccoli reperti di vite ordinarie.
A ripensarci, forse non era caduto affatto. Forse qualcuno lo aveva appoggiato lì con cura. Come si lascia un oggetto che non si vuole più portare con sé ma che non si riesce nemmeno a buttare.
Un gesto piccolo, quasi rituale. L’equivalente materiale di una frase che non si trova il coraggio di dire.
Gli archeologi del futuro, se mai esisteranno, non troveranno i nostri progetti né le nostre convinzioni.
Troveranno i resti di ciò che ci è sfuggito di mano o che abbiamo deciso di lasciare indietro.


